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| Intervista con Marco Fornasir (seconda parte) |
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| [ Indice interviste > Marco Fornasir (seconda parte) ] |
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| Marco Fornasir (seconda parte) |
Intervista rilasciata a Roberto Gobbo il 15.01.2001
© 2001 Backgammon.it: è vietata la riproduzione, anche parziale, dei contenuti di questo sito. |
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Presentazione
Per una presentazione completa di Marco Fornasir consulta la prima parte di questa intervista.
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Passiamo ora ad un argomento scottante, ma che si presta a mille discussioni. Cosa ne pensi del rapporto tra Backgammon e soldi? Molti infatti pensano che il Backgammon, soprattuto per quanto riguarda i tornei
all'estero sia un gioco per ricchi ed in effetti spesso certe quote di
iscrizioni sono inaccessibili ai più...
Backgammon e soldi hanno un rapporto importante ma non fondamentale. E'
ovvio che chi gioca vuole giocarsi qualcosa, questo è comprensibile. Quello
che non è comprensibile è invece l'accanimento nel giocare danaro, fino a
perderne troppo.
La posizione della WBF, che è anche la mia personale, è
questa: evitate i money game. I money game sono quelli che portano a
sconfitte anche pesanti, in quanto chi decide di giocare, per esempio, dieci
partite, sa che potrà vincere o perdere 10 punti o anche di più, a seconda
di come è girato il dado. E nei money game il dado gira molto più
velocemente che nelle partite a punteggio fisso.
Noi consigliamo di giocare
partite ad un punteggio ben definito: dai 3 ai 25 punti va tutto bene,
purchè chi si siede a giocare sappia che, alla fine della partita, quello
che ha perso è, al massimo, una coca-cola, una cena o la somma che
eventualmente si è deciso di giocare.
Particolare non secondario è poi la presenza o meno di leggi dello Stato
sul gioco. Noi consigliamo sempre (e le lettere di affiliazione di club e
associazioni contengono un esplicito riferimento) di rispettare le leggi
dello stato in cui ci si trova. Qualche volta abbiamo rinunciato ad
organizzare dei tornei all'estero perchè le leggi di quel Paese non
permettevano l'esportazione dell'eventuale premio vinto, o perchè
prevedevano delle tasse a carico del vincitore che lo sponsor non copriva
direttamente.
Anche in Italia vigono, per il momento, leggi in questo senso.
All'inizio degli anni '90 ho avuto anche un colloquio con il sottosegretario
alle Finanze Stefano de Luca per valutare la possibilità di organizzare
tornei in Italia con premi in denaro, ma le difficoltà erano (e sono)
veramente insormontabili. Con tutto ciò alcuni club o circoli (non aderenti
a WBF) organizzano tornei con iscrizioni in denaro e premi in denaro senza
rispettare la legge.Per noi della WBF il gioco non vale la candela.
Noi stiamo lavorando per trasformare il Backgammon in un vero e proprio sport
della mente e nei nostri tornei in Italia ci sono solamente premi in natura.
Per quanto riguarda la percezione che il Backgammon sia uno sport da
ricchi con quote di iscrizione troppo alte, la mia personale esperienza è
che spesso il successo di un torneo internazionale è maggiore se maggiore è
la quota di iscrizione, perchè questo vuol dire anche un maggior premio da
distribuire fra i vincitori. E al giorno d'oggi è molto ampia la schiera di
coloro che desiderano giocare, ma ancor più ampia è quella di coloro che
ambiscono a vincere un significativo premio in denaro.
Come valuti il livello medio dei giocatori italiani rispetto al resto del mondo, stiamo facendo passi in avanti?
Mi sembra che si può fare meglio. Se andiamo a vedere i risultati dei
tornei più importanti del mondo, raramente troviamo nomi italiani in
classifica. Ma questo ha varie spiegazioni, in primis che i nomi di
americani o tedeschi che si classificano sono, nella maggior parte, di
giocatori professionisti o quasi, di giocatori cioè che dedicano la maggior
parte del tempo al gioco e investono tempo e denaro in questo.
Non conosco molti giocatori italiani che si dedichino a tempo pieno al Backgammon.
Alcuni che lo facevano o hanno smesso o sono andati all'estero e giocano in
circoli privati, non più in tornei.
In Germania ad esempio il numero dei giocatori non è così elevato, ma
quelli che giocano sono tutti di buono e ottimo livello. In Italia abbiamo
un elevato potenziale di giocatori, ma i buoni giocatori non sono molti. Ho
speranza però che l'attività di allargare la base dei giocatori a poco a
poco darà i suoi frutti anche in termini qualitativi. Per il momento tra i
giocatori federali italiani annoveriamo anche alcuni campioni europei nelle
varie categorie, speriamo di andare avanti e di migliorare.
Dai un consiglio a tutti i principianti che voglino approfondire la loro
conoscenza nel gioco.
Un consiglio è quello di amare questo gioco, le forti emozioni che può
procurare e la sua importante storia. Un altro è quello di non cadere preda
di abili lupi travestiti da agnelli che propongono di giocare qualche
partita a soldi.
Suggerisco di frequentare, se esistono nella loro città, i
club di Backgammon WBF dove avranno la garanzia che il Backgammon è trattato
come uno sport della mente e non come un business. Consiglio inoltre di
leggere qualche pubblicazione sul tema, in lingua italiana ce ne sono
alcune. Chi ha il computer può esercitarsi con programmi avanzati come Snowie e Jelly Fish
o giocando on-line. Da ricordare però che giocare contro
una persona è molto più divertente che giocare contro il computer.
Concludo con una stessa domanda che ho fatto nell'intervista a Kit Woolsey:
ho sentito molti giocatori italiani parlare di "strane" cose avvenute
durante alcuni tornei, di giocatori che barano, di dadi truccati... qual'è
la tua esperienza e cosa consiglieresti ai direttori di torneo?
Purtroppo non ho letto l'intervista a Woolsey, mi riprometto di farlo.
Anch'io ho sentito parlare di dadi truccati, ma personalmente non ne ho mai
potuto vedere uno nè mi è capitato di essere chiamato nella mia funzione di
direttore da un giocatore o uno spettatore che denuncia un baro. Va tenuto
conto che non solo i dadi sono un elemento sensibile, ma anche altri
trucchi, più facili da mettersi in pratica, costituiscono un elemento capace
di influenzare fraudolentemente un incontro.
Ad esempio c'è chi prova e riprova una mossa finchè, dopo aver stancato l'avversario, effettua la mossa
partendo però da un pip di partenza diverso dall'originale. O chi si fa
aiutare dalla moglie o dall'amico che osserva la partita e assesta un
provvidenziale calcetto sulla gamba ogni volta che la mossa non è corretta.
Questi sono due comportamenti scorretti molto più facili da mettere in
pratica prima di ricorrere ai dadi truccati. I direttori di torneo, se
osservano correttamente le norme WBF, hanno diversi strumenti a
disposizione.
Innanzitutto hanno a disposizione il Comitato di Torneo,
organismo indipendente il cui presidente viene designato per ogni torneo
direttamente da WBF e i cui componenti sono costituiti da giocatori di
provata esperienza e onestà rappresentanti la maggior parte delle
nazionalità iscritte. Questo organismo consente di prendere delle decisioni
molto più obiettive rispetto alla decisione del singolo direttore di gara.
Il direttore poi, anche prima di aver riunito il Comitato di torneo, su
richiesta di uno dei due giocatori può richiedere l'allontanamento del
pubblico. Questo impedisce di avere suggerimenti.
Inoltre, sempre su richiesta di uno dei due giocatori, può disporre che un suo assistente o
persona di sua fiducia rimanga ad osservare la partita per verificare il
corretto comportamento dei partecipanti.
Questo ho voluto dirlo perchè troppo spesso si pensa a dadi truccati e
ad altre diavolerie, mentre la realtà è molto più semplice.
Per quanto riguarda i dadi, spesso nei tornei si possono vedere delle
piccole bussole nelle tavole dei giocatori: servono ad individuare
spostamenti del campo magnetico nel caso l'avversario abbia truccato i dadi
con parti metalliche e comandi il congegno avvicinando da sotto il tavolo il
ginocchio a cui ha applicato una piastra magnetica sotto i pantaloni. La
bussola in questo caso si sposta, consentendo di scoprire l'ingenuo
truffatore.
Il direttore, di sua iniziativa o su richiesta di una delle parti, può
sostituire i dadi durante la partita.
Si racconta, ma non mi sembra ci siano prove, di dadi di precisione con
microchip incorporati che vengono comandati a distanza tramite un
telecomando. Non ne ho mai visti e invito chiunque ne abbia visto uno a
rendere pubbliche le prove, almeno si sfaterà una leggenda.
I racconti, veri o favoleggiati, sulle irregolarità riguardanti dadi
creano comunque della diffidenza e un noto giocatore italiano ha dichiarato
di non partecipare più ai tornei importanti perchè ha timore che qualcuno
usi mezzi illeciti. Pare che anche un forte giocatore americano non giochi
più in torneo. Siamo in attesa di conoscere la fine di questa storia.
A nome di Backgammon.it, ancora grazie per la tua cortesia!
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Intervista rilasciata a Roberto Gobbo il 15.01.2001
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